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Il segreto della Salute
Qual è il segreto della salute? Essere felici.
Non appena c’è un sentore di insoddisfazione, di infelicità, sia pure a livello latente o anche mistico, questa disarmonia prende sempre più condensazione fino ad andarsi a manifestare nel corpo fisico in un primo momento come semplice sintomo poi come malattia conclamata ed infine cronica e/o mortale. Qual è l’eterna ricerca dell’uomo? Cos’è che ciascuno di noi, chi in un modo chi nell’altro, va cercando nel corso della vita? L’amore.
Anche la ricerca del potere o del denaro, ad esempio, non sono che ricerca di conferme, di affettività; ciascuno di noi ha propri strumenti di lettura e farà esperienze inerenti ad essi. E allora c’è chi si tuffa nel lavoro, chi nel potere, chi nel sesso, chi nella famiglia, chi nell’esaltazione del proprio ego, chi in qualche filosofia, chi in una religione… stanno tutti cercando l’amore, il loro dio personale, ma lo cercano fuori da loro stessi.
E continuano a disperdersi in miriadi di esperienze, e continuano a muoversi da una parte all’altra, con un’eterna insoddisfazione di fondo, spesso, celata pure a loro stessi. Non c’è peggior nemico della mente: la mente mente.
E allora è necessario cambiare direzione, cercare dentro di sé.
Ed inizia il viaggio più lungo… o quello più breve, dipende dal punto di vista, in effetti basterebbe fermarsi.
Avere il coraggio di mettersi in gioco fino in fondo, guardarsi “veramente” per come si è, spazzare via le sovrastrutture, fare pulizia nel cestino della mente, sfrondare. Fino a che, nudo, ti accorgi che sei nel cuore e “Sei”. E quando avviene questa “Riunione” sei nella pienezza e non hai più bisogno di nulla.
Ed è felicità, ed è salute.
Cos’è questo se non un processo di auto-guarigione?
Più siamo in armonia con noi stessi più saremo in salute; più viviamo in consapevolezza più saremo felici. L’antica saggezza ci dona degli strumenti per attivare questo processo e per aiutarci nel quotidiano ed allora ci possiamo avvalere di una serie di tecniche, più o meno conosciute, più o meno accessibili…
Altro discorso è la guarigione dal sintomo che può avvenire nel momento in cui l’uomo è pronto ad accogliere, nel momento in cui, attraverso questo tipo di esperienza, si determina una “crescita” dell’individuo. E questo tipo di guarigione può avvenire per interposta persona quando l’uomo ha bisogno di un “veicolo” diverso da sé, ha bisogno di individuare in una creatura, più o meno idealizzata, il tramite. Se si esce da questa dipendenza psicologica, se si è abbastanza maturi, allora si diventa consapevoli che noi stessi siamo il nostro veicolo e abbiamo il diritto/dovere di intervenire per riportare il nostro corpo all’equilibrio che gli è congeniale. In fondo, il nostro corpo è il nostro tempio, dobbiamo trattarlo con cura.

La mente crea.
Nella manifestazione, abbiamo lo spirito che è unitario e si esprime nelle varie anime, come individualità, con esperienze, bagaglio karmico ecc., e abbiamo la mente universale, che si manifesta nella forma individuale sotto l'egida dell'ego.
Nell'uomo, ego da una parte e spirito dall'altra, anima come fulcro dell’individualità.
Quando ci incarniamo, nella prima infanzia, siamo ancora collegati allo spirito ma, più passano gli anni, più andiamo ad alimentare l'ego, con tutti i meccanismi che è inutile stare qui ad elencare. Più alimentiamo l'ego più schiacciamo la parte spirituale. La mente è il nostro strumento di manifestazione, è ciò che ci permette di comunicare nel mondo, è ciò che ci permette di rientrare in connessione col Tutto. E questa connessione non può esistere se non lavorando su noi stessi attraverso una purificazione costante che tende a liberarci dal giogo egoico, dove entrano in campo forze molto potenti.
L'ego non vuole assolutamente perdere il proprio primato per cui inventa, costruisce, realizza, miliardi di condizioni e condensazioni, per offuscare la chiarezza dello spirito e, così, si entra nel merito del discorso della creazione.
Il pensiero ci attraversa, dalla mente universale, e può essere classificato positivo o negativo ma questa è solo una codificazione, ancora una volta, mentale. Quando un pensiero ci attraversa, possiamo lasciarlo scorrere e, allora, come è arrivato se ne va; possiamo trattenerlo per un po' e, allora, ci accompagnerà ma senza influenzare il nostro cammino; oppure possiamo identificarci in esso e, allora, trattenendolo ed incensandolo, gli diamo forza e, più lo tratteniamo, più questo prende forza fino ad assumere caratteristiche proprie. Così, da un pensiero volante, nasce una forma pensiero ben distinta, con vita propria e, se siamo potenti psichicamente, possiamo trasformare questa forma pensiero attraverso una ulteriore condensazione sul piano astrale, quello del sogno vigile. Dando ancora più forza ed energia a questa forma pensiero, possiamo addirittura sentire dentro il nostro corpo, che ricordiamo è fatto di energia, questa forma pensiero sotto forma di entità che, non conoscendo il meccanismo, definiamo come entità diversa da noi stessi.
Questo processo ci fa cadere nelle identificazioni allontanandoci sempre più dalla nostra origine. Ecco perché è necessario cercare di vivere le nostre vite osservandoci, cercando di “vedere” le motivazioni che ci spingono in una direzione piuttosto che in un’altra: vivere nell’attenzione.

Parole.
Lettere sparse che prendono forma;
che, dal vuoto, vanno a condensare pensieri,
per poi tornare nel vuoto.
Parole al vento che vanno a creare il nostro mondo.
Parole.
Che assumono forza,
che portano semi nell’intelletto,
che fanno vibrare le coscienze.
Parole apparentemente vuote
che donano immagini chiare.
Parole che sono strumenti importanti,
coltelli taglienti,
che creano, che fissano.
Parole, numeri, forme geometriche, vibrazione.
Inizio.
Le parole vengono spesso utilizzate con troppa leggerezza e tutti, chi più chi meno, siamo soggetti al loro impiego nella superficialità, troppo usi al linguaggio corrente. E questo non ha nulla a che vedere col livello di istruzione o col nozionismo.
Una parola, una vibrazione, una forma, sono capaci di portarci in perfetta assonanza se utilizzate come strumenti a tale scopo.

Il Velo
“Io sono ciò che è, ciò che è stato e che sarà, ed alcun mortale non solleverà mai il mio velo”
Iside, madre di tutte le cose; dispensatrice di rivelazione. Iside, matrice, essenza prima della materia. Osiride, spirito vitale, luce.
Lo stesso tipo di rappresentazione lo troviamo nelle varie culture.
Shiva-Shakti, ad esempio, dove la Shakti assume vari nomi e varie forme a seconda del tipo di personificazione che le si attribuisce. E, ancora, nei culti antichi, la Grande Madre, la Natura, Maria.
Tutto questo appartiene alla cultura del due, nella quale siamo immersi anche quando entriamo in stati diversi di coscienza; la mente ha bisogno di identificarsi in una forma, in un pensiero, per quanto esso possa essere astratto. E in questa ottica non si può fare altro che parlare di astrazione. Esistono delle forme che ci rimandano immediatamente ad un determinato stato ma, appunto, rimangono solo forme. Alla luce di ciò non si può fare altro che affermare che Tutto è già e che semplicemente si trasforma, da un’essenza, una matrice.
Arrivati ad un certo punto del cammino di ricerca, si prende coscienza dell’affermazione “Sono”, So di Essere; la si fa propria, la si sente dentro.
Ma questo “so di essere” a cosa si riferisce? All’Essenza. E cos’è Essenza? Origine, Spirito, Luce.
E come si manifesta? Come avviene la trasformazione? Come avviene il processo di condensazione nella materia? Quali sono i suoi presupposti? Qual’è il segreto della vita?
Se siamo consapevoli della nostra essenza non significa che abbiamo la Sapienza.
Tutto ciò che si afferma, originato da un “sentire”, è una condizione raggiunta di connessione col Tutto che permette di percepire ciascuna manifestazione come parte di noi stessi e di riconoscerla; è uno stato nel quale, coscientemente, ci rivestiamo dei nostri involucri ed entriamo nel gioco della vita; è una condizione nella quale possiamo riuscire ad essere silenzio nonostante il nostro essere partecipi del gioco.
Nonostante questo, l’origine non si può rivelare all’occhio dell’uomo; la sua liberazione non può avvenire nei canoni comuni predefiniti da una conoscenza intellettualistica. Il tutto si è palesato ma resta inconoscibile. E senza questa sapienza, restiamo esseri dormienti, nonostante la nostra presunta consapevolezza di illuminazione. Le forze che generano la vita non sottostanno alle leggi dell’uomo e allora solo nel momento in cui cade l’ultimo velo accediamo alla Verità, senza Dio e senza Diavolo. Ma è quella matrice che dobbiamo conoscere per poter uscire dal sogno di noi stessi che facciamo un sogno.

L’avvento del Cristo.
Sempre più, in questo periodo, assistiamo a fenomeni di identificazione con la figura Cristica. Buon segno; indice di un nuovo sviluppo a livello simbiotico con l’anima che tutto unisce. E, nel prossimo futuro, questa spinta si farà sempre più importante, fino a raggiungere e ad incanalare nuovi livelli di sopportazione nella coscienza dell’uomo medio. Ci saranno periodi di lungo e travagliato peregrinare tra una condizione di inalienabilità del vecchio e di ricongiunzione al nuovo modello di affrancamento. Ma tutto questo non è altro che la spinta dal basso che parte dall’iniziativa celeste di riattivazione della sfera di magnitudo superiore a quella già in essere. Le nostre coscienze riveleranno loro stesse attraverso questa trasposizione su mondi inferiori della notevole catarsi necessaria al salto quantico del pianeta terrestre. Il Tutto che si manifesta, ancora una volta, attraverso una palese dimostrazione della possibilità di risveglio generazionale del pianeta. Noi esseri di luce siamo qui per trasfondere questa spinta, chi attraverso l’insegnamento, chi attraverso l’azione dettata dall’intuito, chi attraverso la rivelazione di forze ancora non ben predefinite nel livello conscio naturale. L’essenziale di questo lavoro si svolge nella sottile funzionalità della mente sensoriale in continuo e crescente sviluppo. Ogni essere di consapevolezza ha compiti ben definiti che lo porteranno, nel tempo, a riunire sotto la stessa insegna le varie genialità già attualmente ferventi. Il tutto è da considerarsi nel merito del disegno di concretizzazione della spinta cui ci stiamo preparando che, ancora, è solo all’inizio della sua rivelazione. Tutto si è rivelato. La liberazione è in atto.

Tutto è illusione
Ogni più piccolo accadimento non è altro che finalizzato all’autorealizzazione.
I lustrini sono ovunque; le speranze di riappacificazione in ogni dove.
A volte ci si ritrova ad essere bimbi davanti ad una vetrina piena di balocchi; a volte ci si perde, in quei giochi; a volte pare di scorgere una scorciatoia; a volte si vede un’erta salita. Tutto in funzione della propria autorealizzazione. Ad un certo punto si comprende che è sufficiente spostarsi di 10 centimetri rispetto a se stessi per accorgersi del film che si sta girando e, a quel punto, si vedono chiaramente i vari ruoli dei vari attori e si realizza che tutto è in funzione “di” e non si può fare altro che sorridere di se stessi, bimbi dagli occhioni sgranati, e ridere del grande gioco, Lila.
In tutto questo bailamme di luci e colori, peraltro molto accattivanti, e, a volte, quasi irresistibili, per non perdersi, non si può fare altro che essere protagonisti assoluti di se stessi. E allora è d’obbligo caricarsi il sacco sulla spalla e assumersi la responsabilità della propria strada, senza farne carico ad altri, e, questo, non per mancanza di fiducia o di riconoscimento nei confronti di chi ci accompagna; semplicemente, è indispensabile non delegare ad altri noi stessi.
Spesso capita di inciampare, di sbucciarsi le ginocchia; a volte si ha bisogno di ristoro, di conforto; a volte si ha una folgorazione, nuovo ossigeno che dà nuova forza…
La via facile porta ad apparenti risultati nel breve termine;
la via difficile, porta alla stabilità nel lungo termine.
E, allora, l’unico modo per riconoscere se si è di fronte ad una qualche forma di lusinga, ad un ennesimo abbaglio, è farsi “attraversare” dalla vita, accogliere, lasciarsi “risuonare” come una campana. A volte le risposte agli input ricevuti saranno immediate, a volte sarà necessario un tempo di decantazione, ma, prima o poi, si sarà in grado di “riconoscere” la Verità, perché essa già ci appartiene e, per il resto, avverrà un aborto spontaneo.
In tutto questo, è importante la condivisione, la comunione, come foriera di sempre nuovi stimoli ma, nel tempo, anche questi stimoli vengono abbandonati; la ricerca abbandonata; l’asservimento ad un’idea del divino lasciato. E non si ha più nulla da chiedere perché si comprende che si E’ quel “Sono la Via, la Verità, la Vita” .
Il Maestro è la vita stessa; il Maestro, in quanto identificazione, è colui che ti rende indipendente; il Maestro è colui che ti porta a riconoscere che sei Tu il Maestro di te stesso.

Tanto rumore per nulla
In ogni nostra considerazione di bene o male, comunque, esiste un giudizio che è dato dalla nostra condizione di illusorietà. Le nostre stesse vite si basano sulla determinazione di concetti falsamente costruiti sulla base di insegnamenti derivanti dai molteplici condizionamenti ai quali siamo sottoposti nell’arco della vita. La sempre maggiore fiducia in se stessi deriva dalle conferme che ci arrivano da questo mondo imperniato di sovrastrutture.
Tutto si rivela, in ogni istante, attraverso un velo che lo rende sempre più inconoscibile, maggiore è la nostra forza psichica di ottenebramento. Tutto ciò che siamo non è altro che forma nella forma ma l’assuefazione ad un predeterminismo fa sì che non si riesca a togliere lo sguardo dalla nostra immagine precostituita, da ciò che si crede di dovere essere. L’insegnamento della cabala mostra semplicemente ciò che siamo nella nostra unicità di esseri compiuti. Stessa cosa vale per l’insegnamento derivante dall’antica cultura vedica.
La conoscenza di noi stessi ci affranca dal bailamme generato dalla concettualità. La nostra psiche ha bisogno di punti fermi sui quali poggiare se stessa ma il problema è che si cercano queste certezze nello studio di testi sacri, o ritenuti tali, senza considerare che, comunque, questi testi sono figli dell’interpretazione.
La ricerca del divino è un “affare” che riguarda noi stessi, nella nostra totale solitudine e a nessun altro possiamo delegare il compito di spiegarci o insegnarci qualcosa. Dall’esperienza altrui possiamo trarre degli esempi di vita, degli spunti di riflessione; possiamo vedere determinate figure come fari che illuminano il cammino ma dobbiamo ricordare che il cammino è nostro. La conoscenza di chi o cosa siamo viene da dentro e, per questo, è necessario, nel tempo, sfaldare qualsivoglia certezza, smontare le automatizzazioni attraverso cui si muove normalmente il pensiero, estirpare le cancrene, gettare la spazzatura, per lasciare posto al nuovo; questo lavoro lo si può fare solo nel silenzio di se stessi.
Ogni volta che cerchiamo di concettualizzare un accadimento non facciamo altro che cercare di incasellarlo in un qualche archivio già conosciuto e questo, inevitabilmente, ci porta a nutrire nuovamente il precostituito, a dare nuovo cibo alla mente.
Nella naturalità degli eventi, è importante imparare a lasciare scorrere la vita senza porre condizioni: tutto è flusso. Entrando in quest’ottica, ci si accorge che ogni forma di decodifica costituisce semplicemente un freno sulla via della consapevolezza della nostra vera natura. Come pretendere di “incasellare” il divino?

Accettare.
Parola magica.
Accettare tutto e tutti come parte di sé.
Non c'è il bene non c'è il male. C'è solo Unità.
Nel silenzio possiamo sentire i segni della catastrofe e quando ci arrivano determinati segnali, è necessario fare un passo oltre il disastro e vedere la resurrezione;
distaccarsi dall'immediato e avere fede nel futuro.
Amare con la luce dell'anima; lasciare scorrere gli eventi, testimone.
L’obiezione che si potrebbe fare a questa affermazione è che il male, il diavolo, esiste, in quanto esistono forme “malvagie” dalle quali è necessario difendersi. Vero, nella manifestazione, esistono energie negative come positive, ed è naturale che sia così, ma solo quando siamo “partecipi” del mondo, queste “forme” ci si possono accostare e solo nella misura in cui diamo loro corpo.
A seconda della qualità dei nostri pensieri, pure inconsci, diamo spazio al loro ingresso. La nostra mente può o meno entrare in connessione con queste modulazioni, a seconda della nostra frequenza, quindi, questo tipo di contatto, dipende dalla nostra predisposizione a “colorare di nero” la vita. E’ una questione di vibrazioni; più siamo puri, più emaniamo luce, amore, più è difficile che queste forme possano in qualche modo dominare le nostre vite.
Rispondere all’odio con l’amore è il migliore antidoto contro le brutture della vita.
Entriamo quotidianamente in contatto con le più disparate forme pensiero ma dipende da noi, dalla nostra predisposizione, accogliere o meno queste forme, come facenti parte di noi.
Lavorando, vivendo nel mondo, entrando in contatto con la moltitudine, rare sono le persone che riescono a mantenere questa “pulizia” costante, che riescono a rimanere “centrate”.
Può accadere che ci si trascini, inconsapevolmente, queste “entità”, energie, forme pensiero, nei luoghi e nelle condizioni più disparate e, per questo motivo, è determinante ricordarsi chi siamo ricorrendo, quando necessario, a preghiere, rituali, formule di consacrazione, che hanno lo scopo di richiamare a noi energie di purezza.
Recitare un mantra, come visualizzare un simbolo, ad esempio, non fa altro che aprire una corsia preferenziale che ci manda in diretta connessione con vibrazioni elevate, che costringono determinate energie ad abbandonarci. Esistono forme più o meno potenti e, allora, si può lavorare sull’autodeterminazione per diventare sempre più esseri consapevoli e, quando necessario, cercare forme di aggregazione.
Sotto questa luce, che dire di quei casi in cui alcuni Santi, seppur portatori di enorme amore e carità verso il prossimo, sono stati continuamente “assediati” da queste forme, fino al punto di soccombere fisicamente? Qualsiasi azione si compie, nel mondo della materia, suscita una reazione; in questi casi, questi “Esseri”, hanno semplicemente accolto su loro stessi forme appartenenti a coloro che aiutavano, dovendo, poi, riuscire a disfarsene. Se può essere abbastanza semplice liberarsi di una o, comunque, poche forme, l’accumulo di tale lavoro porta ad un sovraccarico di energie dal quale è difficile liberarsi se non attraverso uno sforzo immane, in termini psichici e di dispendio energetico. Da qui, la sofferenza palesata nel corpo. Il farsi carico del dolore altrui è un percorso di amore; è un’esperienza importante nel cammino evolutivo: apre le porte del cuore; mette il ricercatore di fronte a se stesso ed alle proprie paure; lo fa “redimere”; gli consente di affrancarsi da se stesso; gli permette di imparare ad essere ciò che è nel mondo manifesto. Altrettanto importante e significativa è l’esperienza di tutti coloro che entrano in contatto con questo tipo di manifestazioni; questi eventi aiutano ad alimentare il percorso di fede. Nulla è a caso.
Tutto è in evoluzione; anche il donarsi senza soccombere è un’arte che si acquisisce nel tempo. Solo il “liberato” è in grado di trasformare tutto ciò che gli arriva restando nella purezza e nella pienezza della propria condizione e, questo, semplicemente perché è oltre ogni identificazione, al di là di ogni condizionamento. Libero da se stesso, riconosce il gioco, la grande illusione, Lila.

Il giardino
C’è un giardino nel quale riposare.
C’è un giardino nel quale le anime si rigenerano.
Frutti rigogliosi si moltiplicano assecondando la sete di rigenerazione dell’uomo.
Il karma condivide se stesso in questi giardini.
Le luci si rimescolano dando origine a nuovi sussulti di vita.
Il corpo dell’uomo si rivela attraverso forme sempre più condensate
mentre la mente si contiene sempre più entro certi schemi.
Il tutto comunica attraverso se stesso le forme di continua rivelazione
ma la concretezza avviene dalla rinnovata sete di giudizio dell’uomo
rispetto a se stesso e al proprio significato.
Il delizioso risveglio condiziona se stesso
mano a mano che la contemplazione procede da se stessa
e l’anima rivela la propria natura.
Con la contemplazione in corpi di sempre maggiore purezza
il dio che è ciascuno si avvicina sempre più alla verità del proprio cosmo.
In ogni dove, le qualità si modellano
per andare a creare nuove immagini dal preesistente,
in nome di formulazioni sempre più delineate,
per dare origine a nuova materia, a nuova forma.
In ogni dove le riformulazioni prendono corpo
fino a completarsi in nuovo flusso organico.
La qualità condizionante tale risveglio
è senza dubbio l’idea del tutto
che ciascuna piccola formulazione si crea.
In questo silenzio,
la beatitudine compenetra se stessa,
sorvola le anime e dona loro nuova ricongiunzione,
fino al momento in cui sentono la necessità di attingere di nuovo al bacino del karma,
per risollevare loro stesse sempre più,
fino al completo riassorbimento.
Sopra e sotto uniti,
completa rigenerazione,
completo flusso armonico,
sinfonia di vita.
Quale delizia.

Il gorgo del giudizio
Siamo qui, ciascuno con una propria forma, ciascuno con un proprio ruolo. Ciascuno con un proprio bagaglio di esperienze più o meno forti ma, comunque, necessariamente importanti per chi le vive.
Tutto ha un suo tempo.
Arriva il tempo in cui la spinta va alla ricerca di un Dio fuori da sé; il tempo in cui quel Dio inizia ad essere amico, confidente. Arriva il tempo in cui si cerca conforto nelle esperienze altrui, nelle scritture. Arriva il tempo in cui si cerca con gli occhi una qualsiasi forma di approvazione, di riconoscimento, da parte del “vicino di banco”. Arriva il tempo della negazione; non accorgendosi che è proprio in questo rifiuto del “nero” che c’è il nero. La negazione di un qualcosa lo dice da sé che significa. E allora ci si arma di splendide corazze, fulgenti, sorprendentemente forti e altrettanto labili. Illusione: ancora una volta. Arriva poi il tempo dell’accoglienza, della trasformazione. E, in quel tempo, si è ancora portati a pensare che sì, il male esiste, ma occorre accoglierlo, e trasformarlo. Quindi si accoglie, non si nega, ma nella mente c’è ancora giudizio, c’è ancora separazione. E qui c’è la più grande fatica, c’è la trasformazione della forma pensiero. E questo lavoro, la fatica, si palesano anche nel corpo fisico, nelle emozioni, nelle azioni, in forma più o meno evidente. E la fornace lavora, lo scalpello batte, solve et coagula. Amalgama, fusione. Arriva il tempo in cui la fatica scompare, la lotta cessa, e chi è sul cammino si rivela per quello che è, getta la maschera. Smette di cercare, smette di lottare. Smette di accogliere e smette di separare, smette di giudicare. Semplicemente vive. Vive nella pienezza della sua solvibilità. Vive nella consapevolezza che è tutto compiuto. Nell’accettazione della resa. Non cerca più distintivi, parti nelle quali stare, nuove formule, progetti di vita; separa se stesso dal mondo perché è il mondo stesso; vive nel mondo ma non è del mondo.
Il male ed il bene sono inseparabili; nel nero c’è il bianco e nel bianco c’è il nero.
Vuoi ancora perderti nel cercare spiegazioni che sarebbero comunque semplici giudizi dati dal tuo piccolo mondo? Oppure credi di essere al di sopra e di poter vedere il grande disegno?
In entrambi i casi, qualsiasi sia la tua risposta, si tratta ancora di un giudizio.
E allora taci. Rispondi nel silenzio. Percepisci la Tua Essenza e assapora ogni istante. Goditelo. Sii ciò che sei.

Il flusso
Le sorprese è la vita a darcele ogni giorno…
se solo lasciamo fluire ciò che siamo.
E lasciare fluire significa non porre limiti;
lasciare che gli argini si spandano.
Siamo qui ma siamo ovunque.
Qui ci sono solo delle forme
con caratteristiche più o meno adatte a ciò che è la nostra funzione.
Quale è questa funzione?
Nessuna, apparentemente.
Ciascuno di noi ha a che fare solo con se stesso.
In questo marasma che è il genere umano
ciascuno di noi ha una propria peculiarità che è bellissima.
Ciascuno di noi è una piccola stella.
Allora, quale è il problema?
Che la maggior parte di noi rifiuta di essere quella stella.
E cosa è che fa essere così forte questo rifiuto se non il condizionamento?
Abbandonare il condizionamento non è possibile
se non attraverso una presa di coscienza di ciò che siamo nel nostro intimo.
Bagaglio completo di emozioni, sensazioni, pensieri.
Esperienze
che ci portano qua e là nel mondo.
Viaggiando dentro di sé si scopre la verità di ciò che siamo.
E, spesso, questa verità è celata dietro mille paure,
mille preconcetti,
mille dovrei essere,
mille vorrei essere.
Gettare le armi.
Gettare il volere, il desiderare,
l'apparire
alle ortiche e accogliersi per quello che si è, nella totalità,
nella pienezza,
unico grande segno di ciò che siamo:
Tutto.
Non possiamo prescindere da parti di noi.
Non possiamo identificarci con l'una o l'altra cosa;
possiamo solo percepire piccoli frammenti che si palesano via via nel quotidiano.
Ed è questa la grande bellezza.
È questa la grande forza.
È questa la grande decisione che ciascuno di noi può prendere.
Semplicemente, decidere di essere ciò che È.
Lasciando perdere tutto;
andandosene alla deriva,
per ritrovare se stesso.
Il miracolo della vita si rinnova ogni giorno dentro ciascuno.
Il miracolo della vita è accogliere ogni giorno ciò che siamo.
I nostri umori,
le nostre bellezze,
le nostre brutture.
Senza giudizio alcuno.
Perché non c'è nessun giudizio da poter dare…
Semplicemente siamo.

A proposito di 2012…
… Credo che ci sia un progetto di più ampio respiro di quello che noi possiamo vedere.
La spinta evolutiva del pianeta è già in essere; quello che doveva essere fatto è già stato fatto.
Ora è Gaya che deve ripulirsi.
Noi siamo qui per sostenere questo sforzo energetico, per incanalare le energie dove servono affinché si compia il grande disegno, ma non ci è dato di sapere quale sia, nella sua complessità, tale disegno.
Possibile che scompaia la vita, come noi la intendiamo, semplicemente perché arriveremo ad un livello di condensazione fluttuante che ci permetterà di non assorbire più determinate energie che per noi sono scorie che ora resistono alla materia occulta.
Nel futuro saremo partecipi di altre dimensioni senza più avere le difficoltà date da questi involucri sempre più costrittivi, sempre meno favorevoli al nostro sviluppo emozionale e mentale.
Queste, ora, sono gabbie che nella nuova formulazione in divenire saremo in grado di abbandonare, tutto qui, quindi, il problema è solo di chi è ,legato a questa carcassa che per ora ci portiamo dietro.
Noi, esseri consapevoli, non facciamo altro che da trampolino di lancio affinché la maggior parte possibile dell'umanità si possa accodare a questo nuovo stato d'essere dell'esistenza sul pianeta.

L'Arrogante...
Chi è?
Quella qualità che ciascuno di noi porta dentro, che vive nell'ombra ma che, con voce tonante, spesso, prende il sopravvento e ci fa dire e fare cose che ci allontanano dalla nostra Natura.
Guardiamolo in faccia il nostro Arrogante, il nostro amico più fidato, colui che crediamo essere noi, colui al quale siamo più propensi a dare credito perché è più facile, perché crediamo ci spiani la strada, perché pensiamo esserci affine. Guardiamolo in faccia, osserviamolo, e lo vedremo in tutta la sua miseria, in tutta la sua feroce meschinità, e si sbriciolerà ai nostri occhi.
Liberiamoci dagli orpelli di questa qualità assai sottile ma che, ingenuamente, crediamo essere noi. Non diamola vinta a colui che ci blandisce facendoci credere che siamo nel giusto.

Il Pendolo
Il pendolo oscilla
dall'una all'altra cosa
nell'eterno gioco del due.
La distanza si fa sempre più ravvicinata;
il movimento quasi impercettibile.
La vibrazione aumenta, follemente,
fino a sembrare impazzita;
dall'una all'altra, in moto vorticoso.
E tu sei lì, spettatore.
Volo radente sull'abisso.
E i due si amalgamano;
destra e sinistra si rivelano.
Sopraggiunge la quiete.
E finalmente il corpo è pronto;
l'armonia è creata.
Sopra e sotto ricongiunti.
Uno.

Luce
Luce!
Luce eterna,
Luce speranzosa,
Luce magnifica.
La tua forza mi irradia,
La tua potenza mi salvifica,
La tua solvibilità mi serve da contraltare.
Il complesso dei corpi,
La mutua sensazione di solvibilità,
L'imprescindibile condizione divinizzata.
Luce a tutti voi,
Figli del comune sentire.
In alto i nostri cuori!
Beato colui che sorge.
Il destro e il sinistro rivelati.
Sublime rivelazione,
Senza inizio né fine.


Tutto si trasforma…
… sempre, comunque.
E tutti, in quanto esseri umani, possiamo essere partecipi attivi, illusoriamente, di questa continua mutazione. Qualsiasi azione o pensiero influenza tutto il nostro essere, sia in campo fisico che emozionale che mentale. Quindi la qualità del pensiero è determinante affinché la trasformazione tenda verso la consapevolezza dell'Essenza. Vivere con piena attenzione rispetto alla qualità dell'agire e del pensare, non dimenticando mai l'Origine, fa sì che tutti gli atti del quotidiano possano essere trasformati. Così l'Uomo diventa l'Alchimista.
Uscendo dai condizionamenti, dai giudizi, dal circuito delle paure, ci si rende conto della naturalità del nostro Essere. Utilizzare l'alchimia non è altro che procedere lentamente verso un processo di affrancamento da se stessi.
Il sesso è da molti considerato il maggiore demone: PUO' PORTARE ALLA PERDIZIONE!
Certo che può portare a perdere il contatto con se stessi, certo che può risvegliare la parte animale, poi, azz, può pure essere considerato sporco e cattivo! Ma come si fa a pensare che possa essere un atto divino? Eresia!
Chi è che parla così se non la mente, la paura, il pregiudizio? Se si pensa questo per forza di cose si arriva a questo. Col pensiero creiamo nella nostra vita esattamente le condizioni che ci aspettiamo.
Usciamo dal pensiero? Bene. Ricordiamo l'Origine? Bene. E allora anche il sesso diventa un'espressione del divino, manifestazione dell'amore divino nell'uomo. I corpi, a questo punto, sono solo strumenti per la sublimazione della nostra divinità interiore, il principio maschile e quello femminile si uniscono e diventano Uno e da lì, a cascata, ciascuna parte, mentale, emozionale e fisica, viene irrorata di nuova linfa. L'alchimia dell'amore, se usata consapevolmente, è lo strumento più potente per trasformare materia organica da livelli grossolani a stati sempre più sottili, per divinizzare il corpo e trasmettere così consapevolezza del divino anche alle cellule, perché si possa giungere a compimento dell'unione, in consapevolezza, dei vari livelli attraverso i quali ci manifestiamo.
Se questo è da considerarsi un rituale sacro, altrettanto è da tenere presente che la dispersione delle energie e la distorsione dell'atto, tendente alle espressioni prettamente animali che spesso lo contraddistinguono, fa sì che il medesimo porti alla separazione e all'oscuramento della coscienza.
Poi, c'è tutto un altro discorso riguardante l'esercizio del controllo, il superamento dei sensi, ecc. ma questa è un'altra storia…

Stabilità nell’Essenza
L'assoluto prende forma in miriadi di sfaccettature, ciascuna con una propria peculiarità emotiva. L'intransigenza che a volte il ricercatore mette nel proprio cammino lo pone dinnanzi a scelte che appaiono dolorose in quanto lo costringono a rinunciare a parti di sé. Anche questa rinuncia non è altro che illusoria. Il solo atto di volontà implicito nella scelta di tale rinuncia presuppone un'azione che non ha nulla a che vedere con la fluidità dell'essere del quale si penserebbe di essere manifestazione. Tutto il percorso di rivelazione passa attraverso continue riqualifiche di ciò che è il consistente bagaglio di conoscenza al quale si va ad attingere. In secondo luogo, ma non di secondaria importanza, è l'assembramento di nuovi vincoli che, ponendo ostruzioni di pensiero, si vanno nel tempo delineando. Ciascuna forma ha un suo significato profondo, ciascuna immagine svolge un ruolo determinante per la consapevolizzazione del viaggiatore stesso. La formulazione di nuove idee, il disinteresse verso vecchie forme, l'affrancamento da vecchi parametri, sono condizione necessaria affinché possa avvenire la presa di coscienza della stabilità nella quale l'essere si manifesta. L'essere e l'apparire in questa piuttosto che in altre dimensioni non è altro che illusorietà di poter, in qualche modo, essere protagonisti dell'ascesi. Ma di quale ascesi si sta parlando? Non è forse illusione? La stabilità è prerogativa del nostro essere, basta rendersene conto su tutti i livelli. L'immagine predefinita non può essere statica perché fissa un determinato momento e presuppone quindi un evento entro i limiti temporali. Si sa bene che è necessario uscire da tempo e spazio, anzi, si sa che tempo e spazio sono in tutte le cose manifeste.

Il Salto
Il salto è condizione indiscussa di liberazione dalla memoria akasika. Se non si è perfettamente in sintonia in ogni più piccola sensazione, in ogni infinitesima parte dell'organismo cellulare, in ogni anfratto della psiche, in ogni canale del mentale, il rischio è che questo salto sia rivelabile solo parzialmente, quando addirittura non si vengano a creare delle distonie tali da indurre il sacrificante in condizione di destabilizzazione che, inevitabimente, si andrebbe a ripercuotere sulla struttura fisica e motoria, del linguaggio, della conducibilità elettrica. Per questo motivo, sempre e comunque,è necessario un lavoro costante di livellamento delle energie, una ripulitura continua dalle sovrastrutture, un continuo riallineamento anche quando all'apparenza appare inutile. Non abbandonare mai la consapevolezza del proprio sè, non lasciare mai al caso il lavoro, non assecondare i consigli di alcuno, e perseguire costantemente il fine di essere in pieno assetto, è determinante. Quando tutto appare vano, allora vengono i dubbi, quando le cose si fanno difficili, allora la mente si inventa dei meccanismi per sfuggire al costante lavoro di rielaborazione. Lasciare se stessi è la cosa più dolorosa e faticosa ma solo al compimento dell'ultimo salto la condizione metafisica si palesa nella sua interezza e solo in quel momento l'uomo è effettivamente liberato da se stesso. Fino ad allora i vari salti, le varie liberazioni, non sono alro che tappe intermedie lungo il cammino.

Tutto qui è perfezione
Immaginiamo noi stessi rispetto al cosmo: che ruolo abbiamo? Siamo piccole cellule apparentemente indipendenti fra di loro ma ciascuna di noi influisce, in un modo o in un altro, nella vita degli altri, del pianeta, del Tutto. Immaginiamo, ad esempio, il nostro ruolo rispetto all’ambiente.
E il nostro cosmo che è? Il nostro corpo come si muove? Ogni più piccola cellula ha vita propria: nasce, vive, muore, ha una memoria, un’energia… E se vive in disaccordo con le altre? Beh… dipende da chi prevale.. E se trova altre come lei? Se influenza le vicine? Beh.. il danno si può fare grande quando addirittura irrecuperabile. E se noi pensiamo all’organizzazione umana e del cosmo, come la possiamo rapportare a quella del nostro corpo? Beh.. un organo, ad esempio, può essere rapportato ad una città, un agglomerato di vite, i vari canali del corpo possono essere le strade, le vie di comunicazione fra le varie città. Poi ci sono i pianeti, le galassie.. I chakra, i centri energetici più importanti del corpo, possono essere visti come le varie strutture organizzate a livello interplanetario, le nostre galassie. E ciascun chakra opera ad un livello diverso e, guarda caso, i più importanti sono sette, i raggi…. Tornando alla cellula, credo che tutti siamo consapevoli dell’influenza che può esercitare sulle vicine, del ruolo che ha rispetto all’armonia del corpo. E se un gruppo di cellule ha una potente forza di contrasto, allora si crea un cumulo che può diventare quello che dall’uomo viene chiamato in un primo momento sintomo, poi malattia. E questa “malattia” assume forza nel momento in cui le si dà forza. Come? Attraverso il pensiero. Questo gruppo organizzato di cellule forma un pensiero, lieve, sottile, impercettibile ai più. Ma se riesce ad organizzarsi al punto di manifestare un dolore, allora tutti lo percepiscono e diventa determinante il ruolo del nostro pensiero, in qualità di “rettori” del corpo. Possiamo dargli forza o meno, possiamo mandargli luce o no. In fondo, se pensiamo in modo negativo, diamo forza a quella eggregore di cellule, la nutriamo.
Veniamo a noi. In quanto cellule nel macrocosmo, non siamo forse come le piccole cellule del nostro corpo? Viviamo in sistemi più o meno organizzati, agiamo, abbiamo dei ruoli.. E il nostro pensiero? Oltre che influenzare la nostra vita, quella del nostro corpo, influenza la vita circostante. E se più persone si riuniscono in un unico pensiero, questo assume forza, tanto da arrivare ad esercitare un ruolo determinante nella vita del pianeta; pensiamo alle guerre, ai disastri ambientali, ecc. Ma se siamo tutti consapevoli della forza delle aggregazioni in senso negativo, dobbiamo pure riconoscere la medesima forza in senso positivo. Quindi perché non adoperarsi per spandere armonia, amore, luce? Abbiamo tutti una responsabilità in questo, siamo parte della stessa famiglia…
Andrei oltre… facendo l’esempio dei pianeti nel nostro corpo, pensiamo alla Terra. È parte di un sistema più vasto, no? Ed il nostro sistema è solo uno dei tanti.. I raggi.. di nuovo.. Quindi? Crediamo ancora che non sia determinante il nostro pensiero?
E noi chi siamo rispetto al nostro pensiero? I creatori. Formuliamo un pensiero e possiamo lasciarlo andare, possiamo trattenerlo, possiamo dargli forza, possiamo spanderlo fino ad influenzare gli amici, gli amici degli amici, e via dicendo, il tutto anche senza rendercene conto, nel momento in cui siamo inconsapevoli. Ma di cosa è fatto quel pensiero? Di energia? Quindi la qualità del pensiero dipende dalla qualità di energia che siamo in grado di sviluppare. E allora? Beh, forse “lavorare” per spandere un’energia di amore fa bene un po’ a tutto e a tutti, no?
Andiamo ancora un po’ oltre? Se pensiamo a noi stessi e al nostro corpo, i vari pensieri vengono sviluppati nelle varie città, nei vari pianeti assumono forza, nei chakra si palesano.. le emozioni? Pure quelle si condensano in pensieri.. E il nostro pensiero ha un ruolo di “traduttore”, di “tutore“. Ma il pensiero parte dalla mente. Ma noi siamo la mente o siamo altro? Direi che siamo altro, che siamo oltre. Se immaginiamo ora il macrocosmo, possiamo immaginare una mente universale al di là della quale c’è qualcosa ma cosa? Se pensiamo a noi e alla nostra mente, allora siamo noi quel qualcosa. La nostra essenza. E allora come facciamo a fare dei distinguo di merito fra la nostra essenza e quella che viene chiamata “il divino”? Direi che è impossibile.
E l’intuito che è? Da dove arriva? Beh… Se siamo in connessione col Tutto, se percepiamo questa Unità che Tutto racchiude, allora è facile che dalla mente universale ci arrivino dei segnali, delle piccole parti di verità. Ma per fare questo, dobbiamo isolare la nostra piccola mente, individuale, dobbiamo “svuotarla”, renderla priva di pensieri “nostri”, e come si può fare? Attraverso la via del cuore, là dove risiede il “re indiscusso”, l’Essenza.
Bene. Ora che ho dato ampio sfogo agli arzigogoli mentali, mi fermo. Scendo dall’autobus e vedo Tutto nella sua perfezione. E allora So che non devo fare alcunché, non ho bisogno di prendere posizioni, di agire in un modo o in un altro. L’indiscussa parte da protagonista che vorrebbe la mia mente si placa ed entro nel flusso. Guardo, osservo il ticchettio del tempo che risulta inesorabile quando vi sono immersa ma che, da qui, è semplicemente parte di me. Gli ingranaggi dell’orologio si muovono in una sincronia perfetta, tutto in ordine. Il pendolo oscilla inesorabilmente da una parte all’altra, positivo-negativo, bene-male, luce-buio… nella sua tensione al centro. Tutto estremamente perfetto, Tutto si riequilibra da sé ed è pura illusione pensare di poter modificare qualcosa.
Ed io, a questo punto, chi sono? Sono il Tutto, e sono l’Uno. Ma ha un senso a questo punto chiedersi “chi sono”? No. Niente ha più senso: nessuna parola, nessun concetto, nessuna formula. Semplicemente Sono. Oppure…. Non Sono? Ah.. ma qui ricomincia il gioco! Bene!
Vado a giocare…
Se volete giocare con me armatevi di secchiello e paletta ragazzi....
che si va a costruire un bel castello….. di sabbia…

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