Proveniente da un'infanzia di mediocrità umorale, semi-infelicità cronica,
anni fa, anche a causa di uso di sostanze, a causa di una grande delusione d'amore, caddi in uno stato di buia depressione con derive schizoidi.
Credo che tale patologia abbia una certa ciclicità nelle remissioni e nelle ricadute.
I primi accenni vennero curati con una vita sana, attività sportiva e paroxetina.
Ero un vulcano di energia ma i pensieri deviati non erano scomparsi.
Abbinando l'uso di alcol e varie sostanze causai ulteriori danni al mio sistema nervoso.
Ogni crisi era sempre più profonda.
Feci T.A.C., elettroencefalogramma, registrazione notturna, fu evidente, lo stato chimico-elettrico del mio cervello era quello di un demente;
e il bello doveva ancora venire...
Mi furono poi prescritti vari antidepressivi (fluoxetina) abbinati a calmanti del sistema nervoso e a "nozinan", che mi fu descritto come una sorta di gomma da cancellare per i pensieri che causano sofferenza.
Sino ad arrivare negli anni, ad una cura di mantenimento costituita da un blando dosaggio di risperidone che il neurologo mi consigliò di prendere per tutta la vita, oltre all'essere chiaro nel considerarmi malato di una patologia ad oggi incurabile ma possibile da mantenere sotto controllo.
Alcuni anni fa, dato che avevo frequenti mal di testa, decisi di interrompere il risperidone.
Caddi stavolta nella crisi più buia in assoluto, credo la mia attività cerebrale toccò il minimo storico, conobbi il vero autismo.
Se mi avessero fatto la T.A.C. in questo periodo, immagino che mi avrebbero dato per spacciato.
Ma questa volta i tempi erano maturi, ero preparato, sebbene toccai il fondo mi servì come periodo di grande apprendimento e crescita.
Vivevo normalmente dall'esterno, potevo condurre una vita apparentemente normale, ma anche starmene per ore del tutto immobile in contemplazione.
Feci così esperienza, senza alcuna tecnica o conoscenza, dello stato meditativo estremo, della connessione all'infinito.
Assolutamente privo di pensiero, quindi di ego, ero costantemente connesso a non so cosa, c'è chi parla di mondo quantico, chi di Dio...comunque era un nutrimento ininmaginabile.
Nella condizione che dovrebbe essere della demenza più grave feci esperienza dell'intelligenza suprema, quella che si realizza solo nello stato di vuoto mentale ed è di solito negata all'uomo. Fulminea, estemporanea, immediata e tremendamente lucida!
All'interno dello spazio sì finito di un cervello, ma dotato di infinite possibilità connettive, poteva realizzarsi la comprensione di ciò che è illimitato.
Provavo delle scariche all'interno del cervello di un piacere infinito, paragonabili ad orgasmi intensissimi e senza fine.
Credo che vegetare stando ad "ascoltare" tali piaceri sia effettivamente più sensato che correre tutta la vita dietro ad illusioni per poi provare dei piaceri ben più limitati e brevi (potremmo quindi capire certe patologie che vedono persone come statue?).
Man mano, l'attività cerebrale aumentò spontaneamene ed ora sono diversi anni che non prendo alcun farmaco e vivo serenamente.
Non nascondo però una certa nostalgia per quel periodo così "magico".
Riguardo le derive schizoidi, i pensieri "strani", posso asserire che ciascun essere intelligente, nella vita si pone interrogativi ai quali nessuno sa rispondere. Sperimentai vortici di interrogativi infiniti.
Le cure farmacologiche servivano a farmeli momentaneamente dimenticare.
Ma l'uomo coraggioso non deve aver paura delle domande, deve affrontarle, e nel mio caso, furono appagate grazie al periodo "autistico".
Ho poi letto che le discipline orientali che puntano a vuotare la mente, sono finalizzate a connettere l'uomo alla Fonte che dipana ogni sete di conoscenza.
Credo che quando l'uomo è completamente libero, massimamente saggio e consapevole, di tutto, soprattutto di quelle cose che le persone comuni relegano nel limbo conoscitivo dei "misteri", di quelle cose che si chiedono tutti ma che pochi hanno il coraggio di sondare, ecco, solo allora potrà affrontare questo viaggio della vita da uomo integro.
Senza la sofferenza nulla si otterrà, senza affrontare la tristezza più nera del vuoto assoluto, della consapevolezza dell'inutilità di tutto (questo è l'autismo), non si potranno mai sperimentare i picchi di felicità suprema, per una semplice legge di equità.
Ora me ne sto nel mondo della materialità con tutte le carte in regola, ma serbo il ricordo di quel periodo meraviglioso di "apertura", e non ho il minimo timore di cadere in alcun stato perchè la sofferenza bisogna saperla gestire e gli stati più estremi che si possano immaginare sono già stati vissuti.
La paura deriva dallo sconosciuto, conoscendo tutto la paura si dissolve.




ed è questo che per ora sento di dirti. Anche perchè questo tuo racconto così personale non è incentrato sulla sofferenza ma su quello di meraviglioso che ti è accaduto grazie alla sofferenza. Tornerò, per ora tenevo a dirti questo, un abbraccio 