
Dr Alessadro Domesi ha scritto:Che nell'universo nulla si crea enulla si distrugge è una legge nota... la materia (e quindi anche noi) è fatta di atomi, energia che si ricicla all'infinito. Altra cosa è la comprensione psicologica della morte: in condizione di benessere abbiamo una spinta propulsiva che ci fa andare avanti nella vita (diceva nn ricordo più chi:"tuto quello che facciamo nella vita è per dimenticare che prima o poi moriremo) amare e desiderare il tutto sospinto da pulsioni di vita che sono contrapposte e mischiate a pulsioni di morte che invece tendono al termine dell'essere vivente come unità psico-biologica. Intutto questo l'Eros è contrapposto a Thanatos entrambi caratterizzano la nostra vita, si mescolano, si combattono e l'uno prevale sull'altro e viceversa, la vita quindi trae il suo significato più alto proprio perchè deve fare i conti con la morte che ne è la negazione, ma altempo stesso un concetto che le dona senso e dal mio punto di vista cattolico, me la fa apprezzare come esistenza terrena da vivere a pieno apprezzandone momento per momento.
SOUL2007 ha scritto:E' anche un problema di termini a mio avviso.
Nascere, morire, due termini così apparentemente semplici possono trarre in inganno
Vista dal popolo, la morte è la falce che ti taglia le gambe, e poi vattelappesca di cosa c'è..
Vista dal filosofo la morte è si la fine della vita, ma essendo un "campo obbligatorio" tanto vale accettarla con poche chiacchiere.
Vista dall'orientalista, o dal teosofo, o dallo spiritualista è invece un semplice "passaggio" di stato, quindi nulla di preoccupante.
Quindi direi che la domanda iniziale, cioè se la filosofia sia un'arte di vita o di morte, penso che un'adeguata risposta sia. dipende dal bagaglio culturale di chi muore e dalla sua fede..
Grazie a te della cortese risposta..
Dr Alessadro Domesi ha scritto:Che nell'universo nulla si crea enulla si distrugge è una legge nota... la materia (e quindi anche noi) è fatta di atomi, energia che si ricicla all'infinito. Altra cosa è la comprensione psicologica della morte: in condizione di benessere abbiamo una spinta propulsiva che ci fa andare avanti nella vita (diceva nn ricordo più chi:"tuto quello che facciamo nella vita è per dimenticare che prima o poi moriremo) amare e desiderare il tutto sospinto da pulsioni di vita che sono contrapposte e mischiate a pulsioni di morte che invece tendono al termine dell'essere vivente come unità psico-biologica. Intutto questo l'Eros è contrapposto a Thanatos entrambi caratterizzano la nostra vita, si mescolano, si combattono e l'uno prevale sull'altro e viceversa, la vita quindi trae il suo significato più alto proprio perchè deve fare i conti con la morte che ne è la negazione, ma altempo stesso un concetto che le dona senso e dal mio punto di vista cattolico, me la fa apprezzare come esistenza terrena da vivere a pieno apprezzandone momento per momento.
Dr Alessadro Domesi ha scritto:La vita (terrena) è la grande occasione che l'uomo ha per fare esperienza di sè. Solo su questo piano così denso si può acquisire la consapevolezza dell'origine, si può lavorare per fare il viaggio di ritorno. Quindi la vita è un dono prezioso, quando non sprecata ad ubriacarsi "di vita" intesa come oscuramento della propria coscienza.
Sono pienamente d'accordo sul fatto di fare piena esperienza di sè e non va sprecata questa opportunità. Ribadisco, come ho già avuto modo di dire in questo forum, che a volte l'esperienza di sè può essere molto disturbante e destabilizzante quando ci sono problemi di rapporto con sè e di conseguenza con il mondo esterno: la ricerca dell'armonia dovrebbe essere un percorso guidato.
islup ha scritto:Dr Alessadro Domesi ha scritto:La vita (terrena) è la grande occasione che l'uomo ha per fare esperienza di sè. Solo su questo piano così denso si può acquisire la consapevolezza dell'origine, si può lavorare per fare il viaggio di ritorno. Quindi la vita è un dono prezioso, quando non sprecata ad ubriacarsi "di vita" intesa come oscuramento della propria coscienza.
Sono pienamente d'accordo sul fatto di fare piena esperienza di sè e non va sprecata questa opportunità. Ribadisco, come ho già avuto modo di dire in questo forum, che a volte l'esperienza di sè può essere molto disturbante e destabilizzante quando ci sono problemi di rapporto con sè e di conseguenza con il mondo esterno: la ricerca dell'armonia dovrebbe essere un percorso guidato.
ho il dono della vista...e guardo tutto quello che vedo...ho il dono del tatto...e tocco tutto quello che voglio...ho il dono dell'udito...e ascolto tutta la musica...ho il dono del palato...e provo tutto quello che un'altra persona mi consiglia di mangiare...ho il dono dell'olfatto...e respiro con la bocca se un odore on mi piace...ma ho un dono molto più grande...il pene...che, e questo mai nessun l'ha detto...ti permette di usare, o percepire, o trasformare il piacere TUTTI i 5 sensi...la donna?...facile...io credo che non siamo quì per scervellarci su come si trova la pace dentro di noi...per quella abbiamo tutti il tempo dopo...ora io uso i 5 sensi e il dono più grande...la possibilità di usarli...se c'é gente che si accontenta di spaghetti e Rollings Stones...no problema...io mi amplio e godo...buona giornata e mi scusi per l'intrusione repentina...mauroe
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