
Buona norma è tener sempre presente che colui che si ritrova ad essere un contenitore vuoto pronto a catalizzare ed assorbire residui egoici altrui, NON E’ questi residui egoici, non è identificabile con nessuno di essi.
La riprova di quanto sostengo la si può facilmente realizzare:
individui “non risvegliati” sono ogni giorno il loro ego, ci si identificano in maniera abbastanza statica e sclerotica, poco o nulla muta, giorno dopo giorno, nella loro identità;
mentre per chi è risvegliato, l’identificazione apparente con uno o più status egoici, è del tutto transeunte, destinata a dissolversi nel giro di pochi attimi o dopo un giorno, per poi catalizzare altri status e così via in un gioco senza soluzione di continuità.
A questo punto, il rischio in cui incorre colui a cui si sono dischiuse le porte di Moksa ma non è del tutto maturo è porgersi la fatidica domanda:
“ma io, chi diamine sono?”.
Ma la domanda, in realtà non va posta, è solo un misero e, al contempo, viscerale anelito dell’io che non vuol soccombere, la natura meramente umana che non vuol lasciare il posto a quella divina.